Falconeria: uno spettacolo senza un perchè

I falchi, le aquile e in generale tutti i rapaci, sono creature meravigliose e affascinanti. Hanno doti eccezionali: vista e udito straordinariamente sviluppati, potenza e resistenza in volo, ma anche velocità e precisione. E poi hanno relazioni complesse: formano spesso coppie stabili e restano, talvolta per tutta la vita, nei luoghi di nidificazione abituali. Difendono il loro territorio e curano i loro piccoli con amore e dedizione esemplari.

Ma come purtroppo capita spesso, gli esseri umani non sono capaci di semplice ammirazione, non si accontentano di conoscere, ammirare, restare con un binocolo in mano ad osservare tanta bellezza e maestosità. L’uomo deve possedere. Dead or Alive, come si diceva nel Far West. E allora vivi o morti dobbiamo averli: i bracconieri amano possederli morti, imbalsamati, oppure semplicemente impallinati per il gusto di farlo, di essere stati “più forti” di aver saputo abbattere tanta potenza selvaggia. Grandi uomini, non c’è che dire!
Ma se non altro i bracconieri non suscitano grandi simpatie. In genere sono visti come predatori meschini e vigliacchi, appostati e nascosti lungo i percorsi di caccia, pronti ad abbattere questi rapaci nel momento del loro maestoso volo.

Chi invece li cattura vivi non viene visto con altrettanto biasimo. Infatti i falconieri, al contrario, sono spesso visti con simpatia e ammirazione in quanto capaci di addomesticare (sic!) animali così selvatici e possenti.
Eppure la crudeltà di questa pratica è evidente: catturare un rapace e costringerlo a vivere in voliere piccole, al massimo di pochi metri quadri, costringerli a voli di esibizione in mezzo ad un pubblico rumoroso, obbligarli a quell’obbedienza ai comandi che è qualcosa di lontanissimo e innaturale per un rapace, dovrebbe suscitare istintiva condanna da parte di tutti. E invece no. I falconieri sono spesso invitati nelle sagre e nelle feste paesane con la compiacenza degli amministratori pubblici.

E’ ciò che accade in questi giorni nel vercellese, dove è iniziata la quattordicesima edizione della “Fattoria in città” organizzata dall’Ascom: una rassegna che richiama circa 40 mila visitatori. Una grande festa, con stand, area ristorazione, spettacoli musicali e … spettacoli di falconeria.
Fanfara e taglio del nastro da parte del Sindaco e amministratori vari, i quali non sembrano porsi il problema del valore diseducativo di tale spettacolo. Ancora una volta ai bambini verrà insegnato che gli animali, anche i più selvatici e fieri come i rapaci, sono sottomessi alla volontà dell’uomo, che essendo il più intelligente (…) è in grado di ammaestrarli e addomesticarli.

Con buona pace dell’educazione al rispetto, alla biodiversità. E con tanti saluti alla salvaguardia degli ecosistemi per i quali i rapaci sono indispensabili e di specie in pericolo di estinzione, dal momento che non pochi falconieri attingono i loro “beniamini” da un mercato illegale che sta portando alla scomparsa specie rare come l’aquila del Bonelli, il falco della regina e il falco pellegrino.

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